La rassegna della settimana: #1 IMF: in Italia è possibile incrementare la produttività del lavoro, stagnante negli ultimi venti anni, e velocizzare la transizione verde rispetto a quanto avvenuto in passato. #2 UPB: le milestone del 2021 e del 2022 dellla Missione 6 del PNRR sono state raggiunte senza ritardi sebbene permangono alcune rilevanti questioni da risolvere di tipo organizzativo, gestionale e finanziario. #3 RGS: aggiornate al 2022 le tendenze di medio/lungo periodo della spesa pensionistica e socio sanitaria. #4 PIIE: la FED è convinta di poter raffreddare il mercato del lavoro per ridurre le pressioni inflazionistiche senza incrementare il tasso di disoccupazione ma le evidenze passate inducono a ritenere che non sarà possibile.


Il nodo della produttività e della transizione verde in Italia sono i temi affrontati da un documento del FMI intitolato “Italy Selected Issues” curato dal Dipartimento europeo. Lo studio ha esaminato la debole dinamica della produttività del lavoro nell’ultimo ventennio con un’analisi a livello regionale e settoriale. Dal lato della transizione energetica si ritiene necessario un cambio di passo rispetto a quello con il quale sono stati raggiunti gli obiettivi in passato: i nuovi traguardi richiedono un’accelerazione del processo di decarbonizzazione senza trascurare il contesto della sicurezza energetica. (Leggi)

Nella Mission 6 Salute del PNRR sono stati destinati 15,6 miliardi alla sanità messa a dura prova dalla pandemia. Il Focus tematico 4/2022 dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), ha analizzato gli aspetti finanziari riguardanti la distribuzione delle risorse a livello territoriale e ha affrontato il nodo del finanziamento corrente dei nuovi e/o dei potenziati servizi attivati dai programmi. Tutti gli obiettivi con scadenza 1° semestre 2022 sono stati raggiunti nei termini stabiliti: si tratta di obiettivi qualitativi come riforme strutturali e di provvedimenti propedeutici alla realizzazione degli interventi. (Leggi)

La RGS nel Rapporto n. 38 ha aggiornato al 2022 le tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario italiano. Dopo il recupero del 2021, sullo scenario globale sono emerse ombre dovute all’incremento repentino dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Nonostante le difficoltà di previsione dovute al quadro congiunturale, lo scenario di base è formulato sulle ipotesi sottostanti il DEF 2022. Nel 2022 la spesa pensionistica raggiungerà il picco del 17% sul PIL mentre la spesa sanitaria nello senario di “pure ageing”, dopo il rientro dal picco del 2020 tornerà a crescere stabilmente a partire dal 2025. (Leggi)

Quali saranno gli effetti della politica monetaria restrittiva della FED sul mercato del lavoro USA, è la domanda a cui cerca di rispondere l’editoriale PIIE “Bad news for the Fed from the Beveridge space” di O. Blanchard, A. Domash e L.H. Summers. In USA il tasso di disoccupazione è ai minimi e contemporaneamente anche il tasso dei posti vacanti. Il tentativo della FED di raffreddare il mercato del lavoro riducendo i posti vacanti senza incrementare i salari e la disoccupazione sembra destinato al fallimento perché storicamente questi obiettivi non sono mai stati raggiunti congiuntamente. (Leggi)

ITALIA: I NODI DI PRODUTTIVITÀ E TRANSIZIONE VERDE

Nonostante negli ultimi due anni la ripresa post-Covid sia sostenuta – si veda il dato definitivo Istat del PIL reale nel secondo trimestre 2022: +1,1 congiunturale, +4,7 % tendenziale e +3,5% di crescita acquisita – una delle questioni di più difficile soluzione nel sistema economico italiano è la produttività del lavoro stagnante da oltre 25 anni. Il dipartimento europeo del FMI ha selezionato, nell’ultimo focus sull’Italia, un paper sull’argomento, approfondendo anche le dinamiche regionali e settoriali. Nel complesso, nel periodo 2000-2019, l’andamento della produttività è divergente rispetto ai principali Paesi europei: il valore aggiunto per lavoratore si è contratto di quasi il 5% e la produttività totale dei fattori del 13,5%. Le conseguenze macroeconomiche sono rilevanti: negli ultimi venti anni la crescita è stata lenta e la popolazione in età da lavoro si è contratta. Nel 2019 il reddito pro-capite era del 6% inferiore del livello precedente alla grande crisi finanziaria.

Disaggregando per macro-regioni, si osservano differenziali significativi in quanto sia il Nord-est sia il Nord-ovest sono più produttivi del Centro e del Sud che invece mostrano trend marcatamente discendenti in particolare per Sud e Isole la cui produttività si è contratta rispettivamente del 6 e del 10%. Le determinanti, ormai note in letteratura (efficienza della PA, qualità del sistema giudiziario, incentivi all’innovazione ecc.), sono state sintetizzate in 56 indicatori e analizzate tramite l’analisi delle componenti principali e con un’analisi di scenario sui miglioramenti di produttività che vanno nell’ordine di 6,5-10,5% soprattutto per le regioni Meridionali.

Il documento considera anche i progressi del nostro Paese sul versante della transizione digitale. Le emissioni-procapite sono in linea con i 4 maggiori Paesi europei ma sotto la media degli altri Paesi del G20: rispetto ai primi anni 2000 sono stati compiuti progressi significativi in quanto è stata registrata una diminuzione del 27% delle emissioni di gas serra soprattuto nel periodo 2009-2014. Nonostante questi progressi, facilitati anche dalle accise elevate sui carburanti, i margini di miglioramento sono ancora significativi. Il raggiungimento degli obiettivi è stato frenato sia dalla bassa elasticità del consumo dei carburanti al prezzo e ai numerosi sussidi ancora presenti per il diesel marittimo e aeronautico. Per salvaguardare la sicurezza energetica e la competitività si dovrebbe far transitoriamente riferimento al carbone fossile, e contestualmente adottare politiche sblocco degli investimenti verdi e una efficace carbon tax che riequilibri i settori.

IMF – Italy Selected Issues

https://www.imf.org/en/Publications/CR/Issues/2022/07/28/Italy-Selected-Issues-521489

PNRR: LO STATO DELL’ARTE IN SANITÀ

Il PNRR ha destinato alla Sanità 15,6 miliardi di euro ma nel complesso, se si aggiungono 2,89 miliari del Fondo complementare si arriva a 18,51 miliardi e, a integrazione del Piano, sono previsti ulteriori 1,71 miliardi del programma REACT-EU. Il Focus 4/2022 affronta le difficoltà di attuazione, alcune di carattere organizzativo gestionale, altre di di natura finanziaria.

Una prima importante questione è se la capacità progettuale delle Regioni, reduci da anni di disinvestimento in sanità, riesca a rispettare i tempi stretti di realizzazione. Una seconda problematica riguarda la difficoltà di armonizzare gli interventi del PNRR in sistemi sanitari così diversi, garantendo l’applicazione degli standard, e dove, in alcuni casi, sono state adottate in passato misure che andavano nell’opposta direzione. Un terzo punto fondamentale è il reperimento, oltre la data del 2026, di risorse finanziarie in grado di sostenere i servizi di rinforzo permanenti, soprattuto le spese di personale: a questo riguardo gli incrementi previsti del FSN dalla legge di bilancio 2022, destinati al potenziamento del SSN e all’applicazione dei nuovi LEA, appaiono insufficienti a coprire anche i rinnovi contrattuali.

Nella Mission 6 tutti gli obiettivi del primo semestre 2022 sono stati raggiunti nei tempi stabiliti. Si tratta di obiettivi qualitativi – le cosiddette milestone – propedeutiche agli investimenti. Mentre nel 2021 l’obiettivo da raggiungere era uno solo, ossia il rafforzamento delle strutture sanitarie come previsto dal Decreto Legge 34/2020, nel primo semestre 2022 gli obiettivi erano tre. Il primo, che al momento sembrava presentare le maggiori difficoltà, consisteva nell’approvazione per tutte le Regioni del Contratto istituzionale di sviluppo (CIS), necessario per attivare gli investimenti della prima, in particolare Case della comunità, Assistenza domiciliare, telemedicina e Ospedali di comunità e della seconda componente riguardante il rafforzamento delle strutture sanitarie. Il secondo, richiedeva la pubblicazione delle linee guida per rafforzare l’assistenza domiciliare tramite il tele-monitoraggio e la domotica. Il terzo, riguardava l’approvazione di un Decreto interministeriale MS/MEF di attuazione sulla riforma dell’assistenza territoriale tramite la fissazione di standard omogenei, l’attuale DM 77.

UPB – Il PNRR e la sanità: finalità, risorse e primi traguardi raggiunti

PROIEZIONI AGGIORNATE PER SPESA DI WELFARE

Nel 2022 la formulazione di nuove previsioni sull’evoluzione della spesa di welfare è resa più difficoltosa dall’incertezza dovuta alla congiuntura: già nel 2021, anno della ripresa globale, erano iniziate le tensioni sul fronte dell’inflazione per l’interruzione delle catene globali di approvvigionamento. Da febbraio 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, si è assistito ad un rialzo dei prezzi delle materie prime e dei beni alimentari che ha riportato l’inflazione ai livelli degli anni ’80. Sulla base di queste premesse, la previsione della spesa di welfare è stata adeguata sugli scenari e sulle ipotesi sottostanti il DEF 2022 e sulle previsioni demografiche ISTAT del 2020.

La spesa pensionistica tra il 2019 e il 2020 è tornata ad aumentare rispetto agli anni precedenti sia per la profonda contrazione del PIL del 2020 sia per gli effetti della misura di pensionamento anticipato denominata Quota 100 e, in misura minore, per il mancato adeguamento nel 2019 di requisiti legati all’aspettativa di vita. Nel 2020 è stato raggiunto il picco del 17% sul PIL mentre nel 2021 la spesa è tornata sotto la soglia del 16%. La spesa tornerà a crescere a partire dal 2022 per gli effetti della misura, approvata nella Legge di bilancio per il 2022 denominata quota 102, fino a raggiungere il 16,2% del PIL nel 2023. Pesa su questo incremento significativo anche la maggiore indicizzazione all’inflazione rispetto a quanto previsto nel NADEF 2021.

Nel 2044 sarà raggiunto il picco del 16,8%,e da quell’anno a seguire inizierà la discesa, dipendente in gran parte dalla progressiva uscita della generazione dei baby boom e dall’applicazione per tutti del sistema contributivo. Gli effetti dei nuovo scenario demografico rispetto al NADEF 2021 incide di 0,4 p.p di PIL nel 2044, mentre in combinazione con l’inflazione si hanno maggiori oneri nel periodo 2021-2050 pari a 0,5 p.p. di PIL. La spesa sanitaria, è stata calcolata sui profili di spesa aggiornati solo in base alle SDO e ai differenziali per età e sesso ricavati dai dati della Tessera sanitaria (farmaceutica e specialistica). La proiezione della LTC è coerente con le ipotesi adottate nell’Ageing Report 2021. La spesa sanitaria sul PIL, sia nello scenario “pure ageing”, calcolato a partire dal 2026, sia nel “reference scenario”, si incrementa di 1.1 p.p dal 6,4% del 2019 al 7,5% del 2070.

RGS – Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2022 – Rapporto n. 23

https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/monitoraggio/spesa_pensionistica/index.html

IL RITORNO DELLA CURVA DI BEVERIDGE

Dalle dichiarazioni pubbliche di alcuni alti esponenti della FED, incluso il Governatore, appare evidente l’intenzione di arginare l’inflazione, salvaguardando, allo stesso tempo, l’occupazione. Osservando, tuttavia, sia i dati del tasso di disoccupazione sia del tasso dei posti vacanti – il cosiddetto spazio di Beveridge una relazione empirica inversa secondo cui ad elevati tassi di disoccupazione corrispondono bassi tassi di posti vacanti – secondo gli autori, è evidente che le intenzioni dei banchieri centrali sono su un sentiero piuttosto stretto. Nel secondo s trimestre del 2022 il tasso di disoccupazione è a livelli molto bassi, 3,6%, mentre il tasso di posti vacanti si attesta al 7%, su livelli storicamente elevati.

Ciascun punto sullo spazio di Beveridge è l’interazione di due attività, la prima rispecchia l’effetto dell’attività aggregata, mentre la seconda dell’effetto di ricollocazione e matching. Al momento in cui l’articolo è stato scritto, nel mercato del lavoro vi è un elevato livello di attività aggregata, un elevata ricollocazione di lavoratori ma una bassa efficienza nel matching. È ipotizzabile, in base a questi dati, che il tasso naturale di disoccupazione – ossia la disoccupazione coerente con l’offerta aggregata in equilibrio di lungo periodo – sia aumentato di 1,3 p.p. rispetto al periodo pre-Covid-19, il che implicherebbe un mercato del lavoro ancora più rigido rispetto a quanto indicato dall’attuale tasso di disoccupazione. Quanto auspicato dalla FED è improbabile che si verifichi in quanto è più probabile un incremento della disoccupazione a fronte di una diminuzione dei posti vacanti.

La riduzione della disoccupazione implica, secondo la teoria economica, un forte miglioramento nell’efficienza del processo di matching sebbene la FED non abbia nessun controllo su di esso, inoltre secondo l’evidenza empirica una dinamica di questo tipo non si è mai verificata nel passato. Dal 1950, dopo ogni raggiungimento del picco trimestrale del tasso dei posti vacanti, è seguito un incremento significativo del tasso di disoccupazione. Dopo il picco raggiunto nel primo trimestre 2007, il tasso di disoccupazione è aumentato di 3,6 p.p. Nei due anni successivi a un picco del tasso di posti vacanti, il tasso di disoccupazione è aumentato in media di 2,1 p.p. e non ci sono motivi per immaginare che in questo caso andrà diversamente per cui, secondo gli autori, la lotta all’inflazione nelgi USA causerà un incremento della disoccupazione.

PIIE – Bad news for the Fed from the Beveridge space

https://www.piie.com/publications/policy-briefs/bad-news-fed-beveridge-space