La rassegna della settimana: #1 PIIE: l’incremento dei prezzi ha origini diverse,sia dal lato della domanda sia da quello della domanda, così come è diversa l’inflazione tra Paesi. #2 CEP: l’adozione dell’ICT in sanità apporta dei vantaggi indubbi sugli esiti clinici ma richiede tempo e dipende da fattori secondari. #3 ISTAT: cittadini e imprese dopo la pandemia tra segnali ripresa e aumento delle diseguaglianze. Il quadro delineato dall’ISTAT nel 30° Rapporto annuale. #4 OCSE: l’indice di dipendenza anziani è in aumento in tutti i principali Paesi dell’Area e crescerà, per gran parte di essi, fino al 2075. #5 RGS: grazie alle comunicazioni armonizzate delle grandezze di finanza pubblica, è possibile, per i Paesi membri dell’Unione europea, effettuare l’analisi della spesa pubblica per funzioni (COFOG).


Le cause dell’attuale incremento del livello dei prezzi sono eterogenee: l’incremento dei prezzi dell’energia a livello globale, l’interruzione delle catene di approvvigionamento dovute alla pandemia, aumento della domanda dopo la ripresa delle attività, colli di bottiglia settoriali, politica fiscale orientata al sostegno delle famiglie e politica monetaria monetaria accomodante. In un articolo pubblicato su PIIE intitolato “The inflation story differs across major economies”, J. E. Gagnon individua le differenze tra le determinanti del tasso di inflazione nelle maggiori economie. (Leggi)

L’adozione dell’Information technology in sanità avvenuta nel corso degli ultimi venti anni ha migliorato gli esiti clinici e ha contribuito a contenere i costi sebbene, fino a questo momento, gli effetti siano stati modesti, sia necessario del tempo per apprezzare i risultati e vi sia una elevata variabilità nell’impatto. L’analisi è stata illustrata in un CEP discussion paper di A. Bronsoler, J. Doyle and J. Van Reenen intitolato “The impact of healthcare IT on clinical quality, productivity and workers”. Viene evidenziata l’importanza dei fattori complementari quali le competenze e la gestione. (Leggi)

La pandemia ha influito, in modo rilevante, sulla vita dei cittadini e sull’attività imprese italiane. Nel trentesimo “Rapporto Annuale 2022. La situazione del Paese” dell’ISTAT, viene presentata l’analisi della situazione economica e sociale del 2021 e dei primi mesi del 2022. Un focus particolare è dedicato alla vita quotidiana dei cittadini e alle attività poste in essere dalle imprese per reagire alla crisi. Sono stati approfonditi i temi delle diseguaglianze sociali prima e dopo la panedemia e i cambiamenti sociali e demografici della popolazione. (Leggi)

Nel lungo periodo l’invecchiamento della popolazione interesserà tutti i Paesi del G20. La recente pubblicazione delle statistiche da parte dell’OCSE delle proiezioni di lungo periodo sull’Indice di dipendenza anziani, ossia il rapporto tra la popolazione dai 65 anni e più e popolazione attiva 20-64 (per 100), mostra che dal 2023 al 2075 tutti i Paesi saranno interessati da un rapido incremento dell’indice. Dal 2050 per alcuni Paesi, inclusi Giappone e Italia, l’indice tornerà a diminuire ma con una velocità monore rispetto al ventennio precedente. (Leggi)

La spesa primaria nella EU27 (spesa corrente delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi) è passata nel periodo 2010-2020 dal 47,8% sul PIL al 52,0% corrispondente a una variazione percentuale del 4,2%. La RGS ha pubblicato il rapporto “La spesa pubblica in Europa: anni 2010-2020”. Particolarmente rilevate è stato l’incremento dal 2019 al 2020 quando ha subito un forte incremento pari al 15% passando dal 45,1% al 52,0% sul PIL a per le politiche dei governi a supporto delle famiglie e le imprese. In Italia nel 2020 l’incidenza era del 53,8% +19% rispetto al 2019. (Leggi)

L’INFLAZIONE NON È UGUALE PER TUTTI

L’aumento repentino dell’inflazione negli ultimi 12 mesi è dovuto a diversi fattori legati sia all’offerta sia alla domanda. Le due tipologie di inflazione hanno effetti diversi sulla crescita economica: quella da domanda incrementa il PIL mentre l’inflazione da offerta lo contrae. I fattori che hanno determinato l’inflazione da domanda sono le politiche fiscali espansive varate dai governi dei Paesi industrializzati nel 2020 e nel 2021 per sostenere le famiglie e le imprese e la politica monetaria espansiva in alcuni Paesi nel 2020. Hanno, invece, determinato l’inflazione da offerta fattori che hanno influito negativamente sulla partecipazione al mercato del lavoro o hanno incrementato il tasso naturale di disoccupazione.

Timori per la Covid-19, prepensionamenti e chiusura delle scuole; chiusura dei luoghi di lavoro per contenere il diffondersi dell’epidemia; interruzione della catene globali di approvvigionamento, del commercio transfrontaliero e delle spedizioni via mare. Lo spostamento dei consumatori da una domanda basata sui servizi alla persona a una basata su beni materiali ha generato sia vincoli di capacità produttiva sia interruzioni delle catene globali di approvvigionamento. La poca credibilità di alcune banche centrali dei Paesi emergenti nel ridurre l’inflazione a livelli bassi: in questi Paesi le imprese praticano prezzi più elevati oppure offrono un minore livello di prodotto a parità di prezzo. Oltre alla pandemia vi sono effetti, preesistenti e successivi, legati all’incremento dei prezzi delle materie prime a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e costi legati alla Brexit per il Regno Unito e in misura minore per l’Unione europea.

Dall’intersezione delle curve di offerta e di domanda previste per il 2022 a giugno 2022, il PIL USA è più basso dell’1,4% e il livello dei prezzi è più elevato del 5% rispetto all’intersezione delle curve di offerta e di domanda previste per il 2022 a dicembre 2019. La domanda è del 3,6% superiore mentre l’offerta è minore del 6,5%. Lo shock di domanda è più ampio in USA e nel Regno unito, è moderatamente positivo nell’Area euro ed è negativo in Giappone. Mentre lo shock dell’offerta è negativo in tutte le economie, dal -0,9% in Giappone, al -6,5% negli USA, al -6,2% dell’Area euro e al -8,3% nel Regno Unito.

PIIE – The inflation story differs across major economies

https://www.piie.com/blogs/realtime-economic-issues-watch/inflation-story-differs-across-major-economies

L’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE NEI PAESI OCSE

L’invecchiamento della popolazione pone sfide ai Paesi industrializzati sia riguardo la sostenibilità dei sistemi sanitari sia di quelli pensionistici. Un importante indicatore demografico è l’indice di dipendenza anziani, che è definito come il rapporto tra ultra sessantacinquenni e popolazione in età da lavoro (20-64). L’indice viene rappresentato come percentuale e indica indirettamente quanti adulti in età da lavoro ci sono per un anziano. L’indice è in aumento in tutti i Paesi OCSE: ad esempio nel 1950 in Italia l’indicatore era il 14,3% ossia 7 adulti in età da lavoro per un anziano mentre nel 2022 il rapporto è arrivato al 40,2% ossia 2,5 adulti per un anziano.

Nel 2022 l’indicatore per l’Italia, dopo Finlandia 42,5% e Germania 40,5%, è tra i più alti mentre la media OCSE è il 32,4% e per EU28 il 34%. L’OCSE ha elaborato anche un set di previsioni fino al 2075 con aggiornamento periodico. Le stime sono utili per simulare la pressione a cui saranno sottoposti nel futuro i sistemi di welfare: nei prossimi 28 anni, fino al 2075 tutti i Paesi saranno interessati da un incremento più o meno marcato dell’indicatore. Per alcuni Paesi, come Giappone e Italia, il valore massimo rispettivamente di 80,7% e 74,4% sarà raggiunto nel 2050, anno in cui inizierà un’inversione di tendenza anche se di segno meno pronunciato dell’incremento del venticinquennio precedente.

Nel 2075 tra i Paesi industrializzati negli USA, da sempre caratterizzato da una vivace dinamica demografica, l’indicatore raggiungerà il 49,3%. In Germania, che nel 2022 ha l’indicatore superiore di quello italiano (41,4% contro 40,9%), raggiungerà nel 2075 il 63,1%. In Francia, dove nel 2021 la popolazione compresa tra 0 e 5 anni (3.618.491) era il 60% maggiore di quella italiana (2.216.510), sempre nel 2075 raggiungerà il 55,8%. Il fenomeno interessa anche le economie emergenti sebbene con andamenti eterogenei: secondo le stime OCSE la Cina invecchierà rapidamente: nel 2022 l’indicatore è il 20% mentre nel 2075 raggiungerà il 58,8% valori simili a quelli dei Paesi europei, l’India nel 2022 con l’indicatore all’11,6%, raggiungerà il 37%. Per quest’ultimo sebbene si tratti di una percentuale ancora sostenibile, è lo specchio di un incremento molto rapido +219% in poco più di cinquanta anni.

 

OECD – Old-age dependency ratio

https://data.oecd.org/pop/old-age-dependency-ratio.htm

IL PARADOSSO DELL’ICT IN SANITÀ

L’efficientamento della spesa sanitaria è un tema sempre di attualità soprattutto in quei Paesi, come gli Stati Uniti, dove la spesa sanitaria assorbe una porzione elevata del PIL ma gli esiti clinici non sono soddisfacenti. Negli USA la spesa sanitaria in rapporto al PIL, a partire dagli anni ’60, è cresciuta di circa 4 p.p. ogni 20 anni: si è passati dal 5% del 1960 al 18% del 2020. Nonostante le ingenti risorse destinate al settore, i risultati sulla salute non sono soddisfacenti: l‘aspettativa di vita alla nascita, che nel 1970 era superiore della media OCSE 70,9 anni contro 69,7 anni nel 2019 è inferiore di 2,1 anni 78,9 anni contro 81,0 anni.

Secondo uno studio RAND del 2005 l’adozione dell’ICT nella sanità americana avrebbe potuto comportare risparmi compresi tra i 142 e i 371 miliardi di dollari in quindici anni. Il calo rilevante dei prezzi corretti per la qualità degli ultimi quaranta anni avrebbe potuto costituire un’ulteriore, potente, opportunità. Le enormi potenzialità di efficientare la spesa sanitaria grazie all’ICT sono culminate con l’approvazione, nel 2009, del Health Information Technology for Economic and Clinical Health (HITECH) Act che con un budget di 30 miliardi di dollari aveva lo scopo di promuovere l’adozione delle ITC tramite sussidi, rimborsi e consulenza tecnica. Dopo l’approvazione dell’HITECH l’adozione, soprattutto, del fascicolo sanitario elettronico (FSE) è stato capillare. Nel 1960 solo il 10% degli ospedali e il 20% dei medici ne faceva uso, mentre nel 2017 il 97% degli ospedali aveva ua tecnologia certificata FSE. Durante la pandemia si è diffusa l’adozione anche della telemedicina.

Nonostante le favorevoli aspettative, la massiccia adozione del FSE e di altre ICT non ha dato gli effetti sperati. Vi sono diverse interpretazioni per quasi risultati deludenti sul perché vi sia stato un impatto modesto dal lato dei costi nonostante si sia verificato un miglioramento degli esiti dei pazienti. Analogamente a quanto rilevato dsagli studi sull’adozione sull’ICT in generale, i costi nella fase iniziale tendono ad aumentare, soprattutto quando l’adozione è precoce, inoltri i lunghi ritardi tra l’adozione e i risultati sono coerenti con la curva di apprendimento, anch’essa molto ripida nelle fasi di adozione precoce. Altri driver importanti per garantire l’efficace adozione delle ICT sono i fattori complementari quali il capitale umano.

CEP – The impact of healthcare IT on clinical quality, productivity and workers

https://cep.lse.ac.uk/_NEW/PUBLICATIONS/abstract.asp?index=8491

IL PAESE DOPO LA PANDEMIA

Due anni di pandemia hanno influito in modo significativo sul tessuto sociale e produttivo del Paese: vita dei cittadini, demografia e immigrazione, mondo delle imprese. Nonostante la ripresa economica del 2021 sia stata robusta, e nel corso 2022 sia stato recuperato il livello di PIL precedente alla pandemia, e nonostante l’occupazione sia quasi ritornata ai livelli pre-crisi, vi sono ancora numerosi elementi di criticità ed ostacoli acuiti dal sopraggiungere del conflitto tra Russia e Ucraina. La vita quotidiana dei cittadini è tornata, gradualmente, ai ritmi del 2019, sebbene si siano verificati dei profondi cambiamenti nelle relazioni sociali. Solo per un terzo delle persone le relazioni con parenti e amici è agli stessi livelli pre-pandemia mentre oltre la metà hanno ridotto la frequenza gli incontri.

Sul fronte della demografia si è ampliato il divario tra nascite e decessi: la denatalità associata ai fenomeni migratori sta determinando negli ultimi anni una riduzione della popolazione di 1 milione e 363mila individui nell’arco di otto anni. Nel post pandemia non è stato ancora recuperato il livello di nuzialità del 2019, un aspetto importante perché, nel nostro Paese la maggior parte delle nascite avviene tra coppie coniugate. A partire dalla seconda metà del 2021 si sono innescati fenomeni inflazionistici, che sono in seguito esplosi a causa della guerra in Ucraina che ha determinato un forte incremento delle materie prime, dei prezzi dell’energia elettrica e dei generi alimentari.

L’Italia è penalizzata per la dipendenza dai prodotti energetici importati per i 3/4 del fabbisogno mentre il comparto agro alimentare dipende dalle importazioni per circa il 20%. La ripresa non è stata uniforme tra i settori produttivi, industria e costrizioni, quest’ultima spinta degli incentivi fiscali, sono sopra il livello del 2019. Nei servizi la ripresa è stata condizionata delle misure restrittive di contrasto all’emergenza sanitaria. In particolare, il settore ricreativo e dei servizi alla persona è ancora lontano di 10 p.p. rispetto alla fine del 2019. Come già evidenziato nelle scorse settimane il livello di povertà assoluta resta ancora elevato: la causa risiede in redditi da lavoro insufficienti, pensioni insufficienti frutto di un’attività lavorativa pregressa discontinua in settori mal pagati.

ISTAT – RAPPORTO ANNUALE 2022

https://www.istat.it/it/archivio/271808

I SALDI DI FINANZA PUBBLICA E LA PANDEMIA

I confronti della spesa pubblica tra i 27 Paesi membri dell’Unione europea sono resi possibili grazie funzionalizzazione della spesa pubblica operata dall’Eurostat. Ciascun Paese membro ha l’obbligo di comunicare la spesa delle Amministrazioni pubbliche nel complesso classificata sia per le Dieci Divisioni COFOG, che rappresentano gli obiettivi generali: servizi generali della Pubblica amministrazione, Difesa, Ordine pubblico e sicurezza, Affari economici, Protezione dell’ambiente, Abitazione e assetto territoriale, Sanità, Attività ricreative, culturali e di culto, Istruzione e Protezione sociale sia per i gruppi che sono, invece, specifiche aree di intervento.

Grazie a queste comunicazioni è stato possibile confrontare sia la spesa complessiva sia la spesa primaria, in percentuale al PIL e pro-capite. La RGS ha riportato, per il periodo 2010-2020, le serie storiche della spesa primaria rispetto al PIL e alcuni indicatori della spesa pro-capite, la distribuzione della spesa per categorie economiche per gli anni 2018-2020 e la distribuzione percentuale della spesa per divisioni COFOG per il triennio 2017-2019. Il rapporto riporta anche gli approfondimenti per tutte le Divisioni e per tutti i Paesi membri sia in serie storica sia in rapporto al PIL per gli anni 2010-2019. Il rapporto debito PIL nei 27 Paesi UE, tra i principali indicatori delle Amministrazioni pubbliche analizzati, nel 2020 è aumentato al 90,7% dall’81,5% del 2017. In particolare dal 2019 al 2020 tale rapporto è passato dal 77,5% al 90,7%. Nel 2020 sette Paesi membri avevano un rapporto superiore al 100%: Belgio 114,1%, Grecia 205,6%, Spagna 120,0%, Francia 115,7%, Italia 155,8% e Portogallo 133,6%.

Tra questi Paesi l’incremento più rilevante è stato registrato dalla Spagna che, rispetto al 2019, ha incrementato tale rapporto di 24.5 p.p. seguita dall’Italia con 21.2 p.p. per le misure adottate dai rispettivi governi per contrastare la particolare severità dell’emergenza sanitaria. La spesa primaria per questi due Paesi è passata dal 39,8% del 2019 al 50,1 per la Spagna e dal 45,2% al 53,8% per l’Italia. Se scomponiamo la spesa primaria per Divisioni COFOG secondo l’incidenza percentuale sul PIL sul 45,2% l’Italia ha speso nel 2019 21,2 p.p. per la protezione sociale, la voce di gran lunga più rilevante, e 6.8 p.p. per sanità. La Spagna ha speso l7,4 p.p per la protezione sociale e 6,0 p.p. per la sanità. La spesa pro-capite è passata da 11.152 euro a 12.389 euro per la Spagna e da 14.561 euro 15.865 euro per l’Italia.

La spesa pubblica in Europa: anni 2010-2020

https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/pubblicazioni/analisi_e_valutazione_della_spesa/la_spesa_pubblica_in_europa/index.html