La rassegna della settimana: #1 Corte dei Conti: nel 2021 il Ministero della Salute è stato impegnato in attività riguardanti l’emergenza sanitaria, nel recupero delle liste di attesa e alle attività connesse ai progetti di investimento della Missione 6 del PNRR. #2 Agenas: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 77/2022 in cui sono definiti gli standard dell’assistenza territoriale. #3 ISTAT: migliora la soddisfazione delle persone per la propria vita nel complesso ma non in tutte le classi di età. #4 EFPIA: la produzione di farmaci in Europa nel 2021 è stimata in 300 miliardi di euro quasi una volta e mezzo in più rispetto al 2000. #5 Bruegel: l’incremento dei tassi di interesse e il rallentamento dell’attività economica, potranno avere un impatto sul rapporto di indebitamenti soprattutto in quei Pesi con un debito pubblico elevato sebbene le previsioni della Commissione e dell’IMF, sostengano il contrario.


L’attività amministrativa del Ministero della Salute è stata condizionata anche nel 2021 dall’emergenza sanitaria. La Corte dei Conti nel Giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato per l’anno 2021, analizzando la gestione dello Stato per amministrazione, ha valutato l’attività del Ministero della Salute oltre i dati di natura finanziaria. Rispetto al 2020 sono in aumento i trasferimenti correnti mentre sono diminuzione gli stanziamenti per la spesa in conto capitale. Le attività del Ministero sono focalizzate su diversi aspetti che vanno dall’emergenza sanitaria al recupero dei ritardi dell’assistenza e al miglior utilizzo dei fondi del PNRR. (Leggi)

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, dopo il via libera della Corte dei Conti e del Consiglio di stato, il Decreto del Ministero della salute 23 maggio 2022 n. 77. Il Decreto definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale del Servizio sanitario nazionale. È prevista l’istituzione di almeno 1350 Case della comunità, 400 Ospedali di comunità e 600 Centrali operative territoriali. Il contestuale potenziamento della telemedicina consentirà l’assistenza a dom/icilio di circa 800mila ultrasessantacinquenni. L’Agenas è incaricata di monitorare l’implementazione degli standard in ogni Regione e Provincia autonoma. (Leggi)

Nel 2021 il 46,0% delle persone si dichiarano soddisfatte nel complesso della propria vita, un dato in aumento di 1,7 p.p. rispetto al 2020. L’indagine ISTAT “La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita” per l’anno 2021 ha, tuttavia, delineato un quadro in chiaroscuro. L’incremento del benessere soggettivo non riguarda tutte le classi di età: la soddisfazione dei giovani dai 14-19 anni è diminuita al 52,3% dal 55,8% del 2020 mentre tra le persone con più di 75 anni, la percentuale è aumentata al 39,4% 3 p.p. in più rispetto al 2020. Peggiora la soddisfazione per la salute, il tempo libero, per la dimensione lavorativa e per le relazioni amicali. (Leggi)

Il valore della produzione dell’industria farmaceutica europea nel 2021 è stato di 300 miliardi di euro più del doppio dei 127 miliardi del 2000. Il settore conta 840mila addetti di cui 125mila impiegati in attività di ricerca e sviluppo. Il Rapporto EFPIA “EU pharma in numbers: a portrait of an industry at a crossroads“, oltre a evidenziare l’importanza del settore nel complesso dell’economia europea, ha sottolineato la pressione della concorrenza dei Pesi emergenti (Brasile, Cina e India). L’Italia nel 2020 con 34,3 miliardi di euro è il secondo produttore europeo per valore della produzione, dopo la Svizzera, mentre la spesa in R&S è ancora insufficiente. (Leggi)

L’incremento dell’inflazione ha costretto le banche centrali ad un irrigidimento della politica monetaria. Tassi di interesse più elevati e crescita reale più bassa destano preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico per quel i Paesi in cui il rapporto di indebitamento è elevato. In un intervento su Bruegel intitolato “The implications for public debt of high inflation and monetary tightening“, Z. Darvos ha valutato l’impatto dell’incremento dei rendimenti dei titoli di Stato sul rapporto debito PIL sulla base delle previsioni IMF per il 2026, secondo cui il rapporto diminuirà in tutti i Paesi. Tassi elevati e bassa crescita avranno un impatto limitato sul rapporto di indebitamento mentre l’inflazione lo diminuirà in modo sostanziale. (Leggi)

IL MINISTERO DELLA SALUTE TRA PANDEMIA E RILANCIO DEL SSN

La Corte dei Conti ha rilevato nell’esiguo bilancio del Ministero della Salute del 2021 un incremento delle spese correnti e una diminuzione di quelle in conto capitale rispetto all’anno precedente. Per queste ultime la contrazione è dovuta alla riduzione delle spese legate all’emergenza sanitaria: al netto di questa tipologia di spesa, i trasferimenti alle Regioni per il finanziamento dell’edilizia sanitaria e per il Fondo complementare a supporto del PNRR sono aumentati in modo rilevante passando da 370,5 a 714,9 milioni di euro (+92%). Oltre alla gestione finanziaria, in miglioramento rispetto agli anni precedenti grazie all’incremento degli impegni sul totale impregnabile saliti al 92,5%, il Ministero è impegnato diverse attività tra le quali la più rilevante è la velocizzazione della riforma dell’assistenza e dell’ammodernamento delle strutture di ricovero grazie alle risorse del PNRR e del Fondo complementare. La Corte ha valutato positivamente l’attività di prevenzione delle malattie non trasmissibili, mentre riserve sono state espresse sui ritardi delle Regioni nell’ambito delle politiche di protezione e inclusione per le persone con disabilità. Viene evidenziato anche il ritardo dell’aggiornamento dei LEA, bloccato, ormai da cinque anni, mancata emanazione del Decreto per la definizione delle tariffe massime che consentirebbe la razionalizzazione della spesa e il parziale finanziamento delle nuove prestazioni. Risultato non soddisfacenti i risultati sul fronte dell’assistenza domiciliare, un ambito di intervento previsto anche nel PNRR. È in corso l’attività di ricerca finalizzata alla revisione dei criteri di riparto del FSN: incrocio dei flussi dei dati sanitari con quelli reddituali dei pazienti per sviluppare modelli predittivi sull’evoluzione della salute e un sistema di contabilità analitica per stimare i costi standard reali dei trattamenti.

Corte dei Conti – Giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato

https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=1f7d9674-f828-409c-9ae2-8bc5b93384e4

LA NUOVA ASSISTENZA TERRITORIALE BASATA SUL DISTRETTO

Dopo un lungo e tormentato iter – il 21 aprile scorso il Consiglio dei Ministri per uscire dall’impasse ha approvato una Delibera sostitutiva dell’intesa della Conferenza Stato-regioni – è stato pubblicato in GU il DM 77, strumento essenziale per la realizzazione della Mission 6 del PNRR. Il decreto nel dibattito tra gli addetti ai lavori è noto come “DM 71” come espressione di continuità con il DM 70/2015 sugli standard dell’assistenza ospedaliera. Il Decreto concerne il regolamento sui “Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale” e, per la prima volta per un decreto regolamentare, ha completa copertura finanziaria. L’assistenza è basata sul Distretto, un’articolazione organizzativo-funzionale delle ASL sul territorio già prevista dalla legge regionale ai sensi della legislazione vigente (d.lgs. 502/1992). A grandi linee, il Distretto (ogni 100mila abitanti) ha una funzione di coordinamento e gestione dei servizi sanitari territoriali e, tramite le Case della salute Hub (ogni 40-50mila abitanti) , di integrazione tra le varie strutture sanitarie per assicurare una risposta coordinata ai bisogni di salute della popolazione. Al fine di garantire una maggiore capillarità di accesso sono previste Case della Comunità spoke e ambulatori di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS) a seconda delle caratteristiche demografiche e orografiche del territorio. Sono inoltre previsti 1 Infermiere di Famiglia o Comunità ogni 3.000 abitanti, 1 Unità di Continuità Assistenziale (1 medico e 1 infermiere) ogni 100.000 abitanti, 1 Centrale Operativa Territoriale ogni 100.000 abitanti e 1 Ospedale di Comunità dotato di 20 posti letto ogni 100.000 abitanti. Sarà compito dell’Agenas monitorare l’applicazione degli standard e relazionare al Ministero della salute, a cadenza semestrale, sullo stato di implementazioni nelle Regioni e Provincie autonome.

Agenas – PNRR: in Gazzetta il DM 77

https://www.agenas.gov.it/comunicazione/primo-piano/2099-dm77-definizione-modelli-standard-territorio-ssn

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2022-05-04/il-ruolo-distretto-dm-71-e-caos-norme-quadro-leggi-regionali-e-atti-aziendali-092731.php?uuid=AElH3FWB

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=105752

ANZIANI PIÙ SODDISFATTI E GIOVANI MENO: LO SPECCHIO DEL PAESE

Dall’indagine dell’ISTAT per il 2021 emerge che la percentuale degli italiani soddisfatti per la propria vita nel complesso è in aumento rispetto al 2020. Hanno dichiarato un grado di soddisfazione nei punteggi più elevati il 46,0% delle persone rispetto al 44,3% del 2020. La percentuale di persone mediamente soddisfatte scende al 39,5% dal 41,3% del 2021. La quota di persone molto soddisfate è tornata ai livelli precedenti al 2012, anno in cui la percentuale si era contratta in modo significativo. Disaggregando per genere, si osserva un miglioramento sia per gli uomini sia per le donne anche se per queste ultime è stato meno marcato: per i primi la percentuale dei molto soddisfatti è aumentata di 2,2 p.p. rispetto al 2020 quando era al 43,5%, per le seconde l’incremento è stato di 1,2 p.p. ossia a 43,2%. Disaggregando per classi di età, la percentuale dei molto soddisfatti è aumentata per tutte tranne per quella dei più giovani (14-19 anni) per i quali è diminuita al 52,3% dal 55,8% del 2020; la classe che invece ha registrato l’incremento più ampio è avvenuto in quella degli ultrasettantacinquenni per i quali la percentuale di persone soddisfatte è aumentata al 39,4%, 3 p.p. in più rispetto all’anno precedente. La percentuale di persone molto soddisfatte per la propria salute è in diminuzione di 0,6 p.p. rispetto al 2020 quando era all’81,6%. Disaggregando per classi di età si evidenzia una correlazione negativa percentuale di soddisfatti ed età: tra i 45-54 anni la percentuale è dell’84,0% (2 p.p. in meno del 2020), tra i e 65-74 anni è al 71,9% (2.5 p.p. in meno rispetto al 2020) e tra gli ultrasettantacinquenni si ha la minor percentuale del 59,1%. Tra questi ultimi è più alta per gli uomini 64,2% rispetto alle donne 55,8%.

ISTAT – La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita

https://www.istat.it/it/archivio/272170

SETTORE FARMACEUTICO A RISCHIO CONCORRENZA

L’industria farmaceutica europea è il settore ad elevata tecnologia con la maggiore produttività del lavoro: secondo i dati Eurostat nel 2019 il valore aggiunto per addetto nell’UE27 è stato di 196mila euro contro i 70mila euro dell’industria manifatturiera e gli 80mila euro dell’industria dei trasporti. Nel 2021 valore della produzione del settore è stimato in 300 miliardi di euro (+135% rispetto al 2000) l’occupazione a 840mila unità, il 51% in più rispetto al 2000. La spesa in ricerca e sviluppo à aumentata di pari passo al valore della produzione 41,5 miliardi, +133% rispetto al 2000. Il settore è esposto alla competizione globale, soprattutto da parte dei Pesi emergenti:   tra il 2016 e il 2021 il mercato di Brasile, Cina e India è cresciuto rispettivamente dell’11,7%, 6,7% e 11,8%, mentre i cinque Paesi Europei top il 5,8% e gli USA il 5,6%. Il mercato è dominato dal Nord America con il 49,1% delle vendite complessive mentre l’Europa pesa il 23,4%. Il lancio dei nuovi prodotti farmaceutici è prerogativa degli USA dove nel periodo 2016-2021 sono stati immessi sul mercato il 64,4% dei nuovi prodotti farmaceutici, contro il 18,5% dei cinque top player europei. L’Italia, insieme a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito è parte dei Paesi europei top 5: nel 2020 il valore della produzione 34,3 miliardi di euro con un peso del 12% sulla produzione complessiva, l’occupazione è di 66,400 addetti, l’8% dell’occupazione totale, il mercato ha un valore di 24,4 miliardi. Come testimoniato da questi numeri, l’industria italiana è al top in Europa, sebbene gli investimenti in R&S 1,6 miliardi non siano allo stesso livello di Francia, Germania e Regno Unito, rispettivamente con 4,5, 7,8 e 5,6 miliardi di euro.

EFPIA – EU pharma in numbers: a portrait of an industry at a crossroads

https://www.efpia.eu/news-events/the-efpia-view/blog-articles/eu-pharma-in-numbers-a-portrait-of-an-industry-at-a-crossroads/

RIALZO DEI TASSI E (FALSO) ALLARME DEBITO PUBBLICO

L'inflazione inattesa congiuntamente alle contromisure delle Banche centrali che hanno già intrapreso politiche monetarie restrittive e al rallentamento dell'attività economica, potrà influenzare negativamente il rapporto debito PIL a causa dell'incremento dei tassi sui titoli di Stato. I timori sono rivolti alla sostenibilità del debito pubblico in quei Paesi con il rapporto debito PIL più elevato, tra questi, Grecia e Italia. Nonostante il quadro macroeconomico non sia favorevole, le previsioni sul rapporto debito PIL della Commissione europea e quelle di lungo periodo del FMI sono state riviste al ribasso per molti Paesi. Il post di Z. Darvos cerca di spiegare questa apparente contraddizione prendendo in considerazione le previsioni del FMI per 16 Paesi fino al 2026 con un approfondimento su Germania, Giappone, Italia e USA. Il modello utilizzato per verificare se le previsioni IMF sono coerenti ipotizza che lo shock da inflazione influenza il rapporto debito PIL attraverso tre canali: il PIL nominale aumenta e di conseguenza anche le entrate fiscali riducendo il debito, un debito più basso implica il pagamento di minori interessi e un maggiore GDP nominale implica un minore rapporto debito PIL. L'inflazione inoltre riduce il valore reale della spesa pubblica. Secondo quanto riscontrato dall'analisi, l'aumento dei tassi di interesse e l'andamento del PIL reale avranno un impatti positivo ma limitato sul rapporto debito PIL nel 2026, l'inflazione, al contrario, avranno impatti negativi ma consistenti sul rapporto debito PIL. L'Italia nel 2026 avrà un rapporto debito PIL del 144,3%: rispetto alle precedenti previsioni (151%), l'inflazione diminuirà il rapporto i 11,9 p.p. mentre i tassi di interesse, incideranno solo di un p.p. mentre peserà molto la spesa primaria +19 p.p.

Bruegel - The implications for public debt of high inflation and monetary tightening

https://www.bruegel.org/2022/06/the-implications-for-public-debt-of-high-inflation-and-monetary-tightening/