La rassegna della settimana: #1 Banca d’Italia: il premio di produttività dei distretti industriali italiani è tornato a crescere dopo la recessione double deep. #2 OECD: la crescita congiunturale dei Paesi G20 nel primo quadrimestre del 2022 è rallentata rispetto al trimestre precedente +0,7. #3 FED: Le riforme dei sistemi pensionistici in alcuni Paesi OCSE hanno conseguenze sul mercato del lavoro che dipendono da alcuni fattori istituzionali. #4 Eurostat: inflazione dell’Area euro a +8,1% su base annua a maggio. Pesa l’aumento dei prezzi dell’energia e degli alimentari. #5 BCE: tra il 2010 e il 2019, nell’Area euro i prezzi dei beni di consumo sono stati più rigidi di quelli USA. Quali solo le implicazioni per la politica monetaria.


Dopo la grande crisi finanziaria del 2008 e quella immediatamente successiva del 2012 la ripresa economica in Italia è stata piuttosto lenta e la performance delle imprese eterogenea. Un lavoro della Banca d’Italia di V. Di Giacinto, A. Sechi e A. Tosoni (giugno 2022) intitolato “La performance dei distretti industriali italiani prima e dopo la crisi del 2008-2012“, ha analizzato in dettaglio l’andamento delle imprese italiane dal 2003 al 2017, riscontrando un premio di produttività positivo e significativo per le imprese appartenenti ai distretti industriali. (Leggi)

Nei Paesi G20 il tasso di crescita del PIL reale nel primo trimestre del 2022 è stato dello 0,7%, in diminuzione rispetto alla crescita congiunturale precedente dell’1,7%. Ha pesato sul rallentamento la performance degli Stati Uniti dove il PIL nel primo trimestre si è contratto dello 0,4%. Gli usa hanno sofferto il saldo commerciale netto negativo di 283,7 miliardi di dollari, la diminuzione negli investimenti in scorte e la contrazione delle spese governative in assistenza per Covid-19. Il dato non include la Federazione russa per mancanza di dati nel 1 trimestre 2022. (Leggi)

L’invecchiamento della popolazione sta spingendo i Paesi OCSE a varare riforme strutturali dei sistemi pensionistici al fine di garantire la sostenibilità di ungo periodo. L’attuazione delle riforme avviene gradualmente e per periodi molto prolungati. In un paper FED “Public Pension Reforms and Retirement Decisions: Narrative Evidence and Aggregate Implications” H. Bi e S. Zuibary, hanno costruito un database contenente i cambiamenti delle politiche pensionistiche pubbliche per alcuni Paesi OCSE. Vi sono delle conseguenze sul mercato del lavoro che dipendono dal grado di fiducia dei lavoratori nel governo del proprio paese. (Leggi)

L’inflazione in Europa è in continuo aumento: a maggio il tasso di inflazione su base annua nell’area Euro è l’8,1% contro il 7,4% del mese di aprile. Nello stesso periodo dell’anno precedente il tasso di inflazione era il 2,0%. Il comunicato sull’inflazione mensile dell’Eurostat evidenzia come nell’Unione europea il tasso di inflazione sia più elevato rispetto all’Area euro: 8,8% in maggio contro 8,1 di aprile, in aumento di 6.5 p.p. rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Francia tra i paesi con l’inflazione più bassa, Paesi Baltici con l’inflazione più elevata. In Italia l’IPCA registra un +0,9% mensile e +7,3% su base annua. (Leggi)

L’efficacia della politica monetaria può dipendere da alcune rigidità che possono generare notevoli ritardi nella trasmissione della politica monetaria. Un working paper della BCE intitolato “New facts on consumer price rigidity in the euro area” di E. Gautier e altri ha analizzato la rigidità dei prezzi per 11 Paesi dell’Area dell’euro nel periodo 20210-2019 che coprono il 60% del paniere dell’Area. Tra i principali risultati nell’Area ogni mese il 12,3% dei prezzi cambia contro il 19,% negli USA. I risultati sono coerenti con un modello in cui gli shock idiosincratici sono più rilevanti degli shock aggregati (Leggi).

AI DISTRETTI IL PREMIO PRODUTTIVITÀ

I distretti industriali italiani sono stati a lungo sotto i riflettori quali raggruppamenti spaziali di imprese e lavoratori che favoriscono economie di agglomerazione con il risultato di incrementare la produttività locale. Agli inizi degli anni 2000, in corrispondenza dell’ingresso delle economie emergenti e della Cina nel mercato globale e degli investimenti intesivi in Information Technology, la letteratura ha rilevato un indebolimento delle performance delle imprese appartenenti ai distretti. Ciò è avvenuto anche in concomitanza con la crisi dell’industria manifatturiera italiana nell’ultimo decennio del secolo scorso. Da quegli anni a seguire, i distretti, sottoposti alla pressione competitiva, sono stati interessati da un processo di riallocazione delle risorse a favore delle imprese più efficienti e, in seguito alla perdurante crisi provocata dalla recessione double deep, vi è stato in ingresso nel mercato di imprese selezionate de di una maggiore intensità degli investimenti in R&S, che hanno probabilmente riportato in auge il distretto industriale.

Dal 2010 la produttività dell’industria manifatturiera in Italia è tornata a crescere in misura maggiore di Francia e Spagna. il lavoro di Di Giacinto, Sechi e Tosoni ha l’obiettivo di verificare se nell’ultimo ventennio le imprese dei distretti industriali hanno riuscite a tenere il passo della ripresa della produttività del settore manifatturiero. L’analisi empirica è stata condotta in un periodo compreso tra il 2003 e il 2017, sui Sistemi locali del lavoro (SLL) definiti dall’ISTAT sul censimento delle imprese del 2011, sulla base di dati di bilancio di fonte Cerved e sui dati occupazionali di fonte INPS.

I risultati mostrano come a partire dalla grande recessione il trend discendente del premio di produttività delle imprese appartenenti ai distretti industriali si sia interrotto: dopo la doppia crisi 2009-2013 (double deep) vi è stata la ripresa del differenziale positivo di produttività soprattutto nelle medie e grandi imprese nei settori non core, mentre il premio di produttività delle piccole imprese resta elevato nei settori tradizionali (alimentari, bevande, tessile e abbigliamento) che conferma quanto sia importante per questi settori il ruolo delle economie di specializzazione di tipo Marshall-Arrow-Romer (spillover di conoscenza).

Banca d’Italia – La performance dei distretti industriali italiani prima e dopo la crisi del 2008-2012

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0701/index.html

G20: CRESCITA RALLENTATA

I Paesi del G20 nel primo trimestre 2022 sono cresciuti in media dello 0,7% contro una crescita congiunturale quasi doppia nel quarto trimestre del 2021. La crescita tendenziale è stata del 4,5% allo stesso livello di quella del quarto trimestre 2021. Sul risultato congiunturale ha pesato in particolare il dato il dato USA (il cui PIL nominale ha rappresentato il 19,7% del PIL complessivo tra i Paesi G20 nel 2020) -0,38% ossia 2,1 p.p. in meno rispetto alla crescita del quarto trimestre del 2021, della Francia -0,21% e del Giappone -0,1%.

I paesi che hanno registrato un rallentamento superiore ai 2 p.p. rispetto al trimestre precedente sono Australia e Indonesia, rispettivamente -2,8 e -2,1 p.p. Sono cresciuti meno rispetto al primo quadrimestre: Canada, Cina, India, Italia, Corea del Sud, Turchia e il Regno Unito. Hanno avuto performance superiori al quadrimestre precedente: Brasile, Germania, Messico, Arabia Saudita, Sud Africa e l’Unione europea nel complesso. Tra le economie del G20 il Sud Africa +2,6% ha avuto la crescita più elevata grazie a un rilevante incremento delle attività legate al petrolio. Un sottoinsieme dei Paesi G20 è parte dell’OCSE i cui dati di crescita congiunturale +0,3% sono stati rivisti al rialzo di 0,2 p.p. rispetto alle previsioni di qualche settimana fa dopo la pubblicazione delle stime preliminari dei Paesi.

Tra i Paesi del G7 sono state riviste al rialzo le stime del PIL di Italia (+0,3 p.p.) e Giappone (+0,1 p.p.) mentre quelle di Francia (-0,2 p.p.) e Canada sono state riviste al ribasso. Un forte contributo di 0,1 p.p. alla crescita del PIL dell’area OCSE nel primo trimestre è stato dato dall’Irlanda (+10,6%, una crescita guidata dai guadagni delle multinazionali estere). Regno Unito e Sud Africa hanno superato il livello del PIL pre-pandemia, ossia quello quarto trimestre 2019, rispettivamente dello 0,7% e dello 0,5% mentre l’Italia ha raggiunto il livello del quarto trimestre 2019 nel corso di quest’anno. Tra i Paesi del G20 ancora al di sotto del livello pre-pandemia vi sono Germania, Giappone e Messico, rispettivamente del 0,9%, 0,6% e 2,1%.

OECD – G20 GDP Growth – First quarter of 2022

https://www.oecd.org/sdd/na/g20-gdp-growth-first-quarter-2022-oecd.htm

RIFORME PENSIONISTICHE E MERCATO DEL LAVORO

Negli ultimi 30 anni i sistemi pensionistici dei Paesi OCSE sono stati sottoposti a profonde riforme strutturali varate dai Governi allo scopo di rendere sostenibile la spesa pensionistica. Le riforme hanno avuto un impatto sul mercato del lavoro in quanto hanno prolungato la vita lavorativa dei lavoratori anche se, in alcuni casi, i lavoratori ne sono usciti prima. Lo studio ha lo scopo di analizzare gli effetti delle riforme sul mercato del lavoro e verificare se gli effetti eterogenei dipendono dai ritardi con ci sono state implementate le riforme.

Lo studio prende in considerazione 10 Paesi OCSE (Australia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Giappone, Nuova Zelanda, Spagna e Regno Unito) selezionati per la loro eterogeneità dei sistemi pensionistici, perché rappresentano aree geografiche differenti e perché sono considerati rappresentativi di Paesi non selezionali con popolazione analoga. Di questi Paesi è stato costruito un database dettagliato dal 1962 al 2017. Grazie a una copertura temporale così ampia è stato possibile evidenziare che l’elevato livello della spesa pensionistica non dipende solo dall’invecchiamento della popolazione ma anche dalla rapida espansione dei programmi pensionistici tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Durante questo periodo i programmi pensionistici hanno offerto pensioni più generose alla popolazione anziana, estendendo tali benefici anche ad altre fasce della popolazione al fine di risolvere alcuni problemi congiunturali.

Dagli anni ’90 in poi al fine di contenere il debito pensionistico sono state varate riforme che hanno necessitato di periodi transitori, necessari per favorire l’adeguamento dei piani pensionistici dei lavoratori e per rendere le misure politicamente accettabili. Le riforme attuate immediatamente hanno incoraggiato i lavoratori a restare più a lungo nel mercato del lavoro e il tasso di partecipazione della popolazione 15-64, aumenta. La spesa pensionistica tende in questo caso a diminuire ma se le riforme sono attuate in un periodo temprale molto lungo, per esempio 15 anni, il tasso di partecipazione al mercato del lavoro diminuisce e la spesa pensionistica aumenta soprattutto in quei Paesi con bassa credibilità.

FED – Public Pension Reforms and Retirement Decisions: Narrative Evidence and Aggregate Implications

https://www.kansascityfed.org/research/research-working-papers/public-pension-reforms-fiscal-foresight/

INFLAZIONE, SPINA NEL FIANCO DELL’EUROPA

Nell’ultimo comunicato Eurostat l’inflazione è in aumento sia nell’Area euro sia nel’Unione europea. I confronti tra Paesi sul tasso d’inflazione, da una prospettiva dell’Unione europea, avvengono sulla base dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) che è calcolato secondo definizioni armonizzate, indice che è utilizzato anche dalla BCE per misurare il raggiungimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi. L’indice differisce, sia da quello calcolato per l’intera collettività nazionale (NIC) sia da quello calcolato per famiglie e operai (FOI). A maggio 2022 l’inflazione dell’Area euro ha registrato +0,8% mensile e +8,1 su base annua; nell’Unione europea l’inflazione ha registrato un incremento più marcato: +1,0% mensile e + 8,8% su base annua.

Scomponendo il tasso di inflazione dell’Area euro per i maggiori aggregati si ha che in maggio i prezzi dell’energia hanno registrato un +1,9% su base mensile è +39,1% su base annuale apportando un contributo di 3,87 p.p. al tasso di inflazione totale contro 1,19 p.p. di maggio dello scorso anno. Un altro aggregato dall’incidenza crescente è quello degli alimentari, alcol e tabacco (+1,3mensile e +7,5 su base annua) che contribuisce di 1,59 p.p. contro i 0,5 p.p di maggio dello scorso anno. Tra gli Stati membri, i Paesi Baltici stanno subendo tassi di inflazione di molto superiori alla media dell’Area euro: Estonia +20,1, Lettonia +16,8% e Lituania +18,5% mentre i prezzi di Francia e Malta crescono entrambi del 5,8%, al di sotto della media dell’area euro.

L’Italia insieme all’Austria ha un tasso d’inflazione inferiore all’Area euro, rispettivamente 0,9% e 0,7% su base mensile e 7,3% e 7,7% su base annuale. I dati dell’Italia possono essere approfonditi attraverso il tasso di inflazione per l’intera collettività nazionale (NIC), che dà risultati lievemente differenti rispetto all’IPCA: l’Indice NIC ha registrato un aumento dello 0,8% mensile e del 6,8% su base annua. L’ulteriore incremento dei prezzi rispetto ad aprile è dovuto ai prezzi dei beni energetici +32,9%, ai prezzi dei beni alimentari +7,1% e ai prezzi dei servizi in particolare +4,4% Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e +6,6% dei Servizi relativi ai trasporti. L’inflazione acquisita per il 2022 è del 5,7%.

Eurostat – Annual inflation up to 8.1% in the euro area

https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-euro-indicators/-/2-17062022-ap

RIGIDITÀ DEI PREZZI E INFLAZIONE

L’inflazione dipende dall’aggregazione di milioni di adeguamenti prezzi delle imprese. La frequenza con cui le imprese variano i prezzi dei prodotti può influenzare la trasmissione della politica monetaria. L’analisi ha interessato 135 milioni di osservazioni mensili di prezzi per 11 paesi (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Slovacchia e Spagna) dal 2010 al 2019. Il dataset copre 166 prodotti a livello COICOP-5 corrispondenti al 59% del paniere dell’Indice Prezzi al consumo armonizzati (IPCA) e al 65% del paniere IPCA escluso energia.

I risultati mostrano che in un mese varia il 12,3% dei prezzi, mentre se si escludono le variazioni di prezzo dovute vendite la percentuale scende all’8,5%. Se si considerano le variazioni di prezzo legate alla sostituzione di prodotti la percentuale sale al 13,6%, escludendo le variazioni dovute alle vendite la percentuale scende al 9,8%. Le differenze tra Paesi sono piccole mentre quelle tra settori sono molto più rilevanti: la frequenza più alta del 31% si trova nel settore degli alimentari non trasformati mentre la frequenza più bassa del 6% è nel settore dei servizi sebbene queste percentuali diminuiscano eliminando le variazioni dovute alle vendite.

L’eterogeneità settoriale è simile tra Paesi e dipende dalla struttura dei costi: il costo del lavoro influenza negativamente le variazioni dei prezzi mentre quello dell’energia è associato positivamente. La frequenza di aggiornamento dei prezzi negli USA è più elevata che nell’Area euro: il 19,3% dei prezzi varia nel corso di un mese e se si escludono le variazioni dovute alle vendite la variazione è limitata al 10%. L’ampiezza delle variazioni è piuttosto ampia: la mediana degli incrementi è il 95 mentre quella delle diminuzioni è il 13%. Se si escludono le variazioni dovute alle vendite la mediana scende al 7% e all’11 per le diminuzioni. Dal confronto con gli USA si conferma che l’ampiezza delle variazioni è leggermente inferiore in Europa con la tendenza a diminuire le differenze quando si escludono le variazioni dovute elle vendite. Nel complesso i risultati sono coerenti con un modello in cui gli shock idiosincratici sono più rilevanti degli shock aggregati.

BCE – New facts on consumer price rigidity in the euro area

https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecb.wp2669~fdad2e01e6.en.pdf