L’ISTAT ha pubblicato le stime definitive del PIL del secondo trimestre del 2020. Il PIL reale si è contratto del 12.8% in termini congiunturali e del 17.7% in termini tendenziali. Rispetto alla diffusione dello scorso 31 luglio, sia la variazione congiunturale sia quella tendenziale sono state riviste al ribasso di 0.4 punti percentuali (p.p.). Tra le componenti dei PIL il valore aggiunto in termini congiunturali dell’agricoltura è diminuito del 3.7%, dell’industria del 20.2% e quello dei servizi l’11%.

Un recente articolo pubblicato su VoxEu evidenzia come l’Unione europea nella gestione della pandemia nonostante abbia adottato un approccio maggiormente basato sulla scienza rispetto agli USA, non sia stata ugualmente all’altezza nella ricerca e sviluppo di un vaccino. Le cause di questo ritardo sono duplici: un minor livello di investimento rispetto agli USA e la difficoltà di coordinamento tra diversi sistemi di finanziamento sia a livello nazionale sia a livello europeo.

Nell’ultimo quarto del XX secolo e il primo del XXI è aumentata la frequenza di malattie infettive trasmissibili dalla difficile gestione (HIV, MERS, SARS, H1N1, Dengue, Ebola, SARS-CoV-2, etc.). Un paper pubblicato dall’Institute of Labor Economics (IZA) studia gli effetti macroeconomici delle epidemie e delle pandemie. Viene illustrato il ruolo della salute nella crescita economica e nel benessere, il ruolo delle misure di contrasto farmacologiche e non, ed è formulato un quadro teorico per valutare i compromessi che vanno affrontati dai policy maker.

Il costante aumento del prezzo dei medicinali da prescrizione negli ultimi 50 anni è motivo di preoccupazione in tutti i Paesi. Le iniziative politiche per contrastare gli incrementi di prezzo consistono in un mix di azioni rivolte sia alla regolazione del mercato farmaceutico sia alla ricerca di soluzioni che bilancino il controllo dei costi e con gli incentivi in Ricerca e Sviluppo. I modelli di pagamento adottati hanno un grande impatto sugli incentivi in R&S. Un documento di lavoro dell’OHE analizza i pro e i contro dei modelli di pagamento più comuni.

L’incremento del debito sovrano in diversi Paesi dovuto alle politiche di sostegno all’economia in crisi per le restrizioni del lockdown può generare in futuro situazioni di sofferenza. Un paper del Peterson Institute for International Economics analizza, in una prospettiva futura, il ruolo del Fondo Monetario Internazionale nella gestione della ristrutturazione dei debiti sovrani degli ultimi 40 anni. In seguito alla crisi dovuta alla Covid-19 dovranno essere affrontate alcune nuove questioni quali sostenibilità del debito e partecipazione dei creditori.

RIVISTO (AL RIBASSO) IL DATO DEL PIL

Alla contrazione congiunturale del PIL del 12.8% hanno contribuito, dal lato della domanda, il calo dei consumi finali nazionali per 6.9 p.p. e gli investimenti fissi lordi per 2.6 p.p. La domanda estera netta, caratterizzata da un calo delle importazioni (-20.5%) meno marcato di quello delle esportazioni (-26.4%), ha contribuito per 2.4 p.p. mentre le scorte per 0.9 p.p.

La diminuzione congiunturale del 14.6% degli investimenti fissi lordi (21.6% tendenziale) è dovuta alla contrazione del 17% della spesa per Impianti, macchinari e armamenti, al calo del 17.5% nella spesa per abitazioni, del 20.7% dei Fabbricati non residenziali e dello 0.9% dei Prodotti dell’attività intellettuale. Dal lato dell’offerta, le branche di attività più sofferenti sono le Costruzioni -22% congiunturale (-26.2% tendenziale), il Commercio -21.3% congiunturale (-28.6% tendenziale) e le Attività professionali -20.3% congiunturale (-22.8% tendenziale).

Gli ultimi dati sulle entrate fiscali e contributive, insieme al miglioramento di alcuni indicatori congiunturali quali il PMI©, che segna ad agosto un valore record per l’Italia, fanno prevedere ad alcuni osservatori una robusta ripresa nel secondo semestre di quest’anno.

Uno sguardo all’indicatore ciclico coincidente ita-coin, elaborato dalla Banca d’Italia con frequenza mensile, dalle buone capacità di registrare le fasi cicliche del nostro Paese può anticipare la misura del rimbalzo.

In luglio l’ita-coin ha segnato il peggior valore da quando viene pubblicato -7.0%; valore mai raggiunto né durante la grande crisi finanziaria né durante la crisi del debito sovrano mentre in agosto, sebbene in risalita, registra sempre un valore molto negativo -4.75. Il probabile rimbalzo sarà quasi sicuramente di entità insufficiente a recuperare quanto perso nel primo semestre.

ISTAT – Conti economici trimestrali

https://www.istat.it/it/archivio/246771

LE STRATEGIE DI USA E UE PER IL VACCINO

Gli USA sono un colosso del settore Biotech sia per risorse investite sia per livello di innovazione con 12.77 brevetti per milione di abitanti nel 2016 contro il dato UE di 4.67, 7.48 del totale dei Paesi OCSE e 0.49 della Cina.

Questa premessa è essenziale per comprendere le iniziative intraprese da USA e UE. Nell’odierna situazione di crisi sanitaria i Paesi possono adottare due possibili strategie: promuovere rapidamente lo sviluppo di un vaccino oppure assicurarsi una fornitura dopo l’autorizzazione. Le due strategie hanno un diverso significato perché la prima viene considerata ‘altruista’, mentre la seconda invece ‘egoista’ in quanto può limitare la fornitura ad altri Paesi.

La strategia USA si basa su un mix di azioni complementari, supportata da ingenti risorse finanziarie e di conoscenza, denominata Operation Warp Speed (OWS), volta sia allo sviluppo di vaccini sia alla ricerca di forniture avanzate. Gli enti coinvolti sono il National Institutes of Health (NIH) e il Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA).

La UE, invece, da un lato investe direttamente in vaccini candidati spingendo per la cooperazione mondiale, sebbene con risorse limitate, dall’altro cerca di garantire forniture sufficienti di vaccini per i propri Stati membri senza sfruttare la complementarità del processo. La proposta degli autori è che nel prossimo programma quadro di ricerca e innovazione Horizon Europe sia considerata una iniziativa tipo BARDA che preveda la partecipazione anche del Regno Unito al fine di potenziare il supporto finanziario nel campo della ricerca farmaceutica.

VoxEU – How to strengthen European industries’ leadership in vaccine research and innovation

https://voxeu.org/article/how-strengthen-european-industries-leadership-vaccine-research-and-innovation

L’ECONOMIA MONDIALE VULNERABILE ALLE PANDEMIE

I benefici della salute sulla crescita economica sono molteplici e agiscono su diversi piani. Uno stato di salute migliore è alla base di una maggiore produttività del lavoro e di conseguenza di una maggiore ricchezza.

Bassi livelli di morbilità e una speranza di vita più lunga garantiscono, attraverso l’istruzione, dell’accumulazione di capitale umano. Un orizzonte di vita più lungo incentiva l’adozione piani di risparmio che si trasformano in maggiori investimenti interni ed esteri. Con un minore fertilità delle donne la quota della popolazione in età da lavoro è superiore a quella in età non da lavoro consentendo il cosiddetto “dividendo demografico”.

Per queste ragioni è importate limitare la diffusione di malattie trasmissibili tenendo conto, in caso di epidemia, di tradeoff nelle misure intraprese. Un lockdown molto severo può salvare molte vite umane al costo di altre, sia per il differimento di interventi salvavita in sanità sia per il blocco delle attività economiche che danneggiano le fasce economicamente più deboli della popolazione. Da una prospettiva intertemporale un lockdown va imposto velocemente e con decisione: in questo modo la sua durata può essere inferiore, al contrario un’epidemia fuori controllo può causare a lungo decessi e infezioni.

Un recente articolo di J. Hassell su OurWorldInData.org evidenzia, dal confronto tra tasso di mortalità e variazione del PIL nel primo semestre 2020, la non esistenza di tradeoff tra economia e salute in quanto i paesi che sono riusciti a proteggere la salute della loro popolazione durante la pandemia hanno generalmente protetto anche la loro economia.

IZA – Modern Infectious Diseases: Macroeconomic Impacts and Policy Responses

https://www.iza.org/publications/dp/13625/modern-infectious-diseases-macroeconomic-impacts-and-policy-responses

PREZZO E INNOVAZIONE NEL MERCATO DEL FARMACO

Le politiche di prezzo sono di rilevante importanza nel mercato farmaceutico caratterizzato da un costante incremento dei prezzi nel corso degli ultimi 50 anni. In questo mercato le politiche di prezzo influenzano profondamente l’innovazione.

In un ambiente dove il prezzo è costantemente vicino al costo marginale, vi sono pochi incentivi all’innovazione. Politiche di prezzo troppo stringenti scoraggiano gli investimenti in R&S. Nel caso si voglia incentivare l’innovazione si ricorre, nella maggior parte dei casi, al sistema brevettuale che è ritenuto più adatto a ricompensare l’innovazione. Tuttavia, i brevetti da soli non sono sufficienti a dirigere l’innovazione verso nuovi trattamenti con un valore maggiore per la società o verso una determinata area terapeutica.

Al momento gli incentivi risiedono soprattutto nel sistema brevettuale per cui si rende necessaria l’individuazione di nuovi modelli di pagamento possibilmente in competizione tra loro. Vi sono diversi approcci alternativi a cui si potrebbe fare ricorso: appalti, prezzi e mercati garantiti oppure finanziando con fondi pubblici la R&S le aree di interesse.

Le politiche proposte sono imperfette nel caso si operi nella prospettiva di un mercato globale in quanto è richiesto, per il loro successo, un accordo e un coordinamento tra Paesi il cui esito non è scontato con opposizioni e controincentivi tra i concorrenti. Nonostante le potenziali controindicazioni una competizione tra gli approcci per incanalare l’innovazione può produrre alcune valide alternative all’attuale sistema dei brevetti.

OHE – Incentives for R&D: Payment Options and Pricing Challenges

COVID-19 E DEBITI SOVRANI

Un debito a rischio e la ristrutturazione del debito sovrano, diversamente da quanto avviene per individui, imprese ed enti non sono inserite in un quadro giuridico. Negli ultimi 40 anni le procedure sono state plasmate dal Fondo Monetario Internazionale che ne ha sempre seguito la gestione.

Nel processo di ristrutturazione possono essere individuati tre fatti stilizzati in modo analogo a quanto avviene nel modo aziendale. Uno stadio iniziale, dove è determinante il criterio per stabilire se e quando è necessaria una ristrutturazione del debito. Uno stadio di negoziazione, dove si discute con i creditori i termini della cancellazione del debito. Uno stadio conclusivo, in cui si cerca di coinvolgere il massino numero di creditori possibile nell’accordo negoziato.

Il FMI ha avuto un ruolo chiave in tutti gli stadi. Il processo inizia con la valutazione della sostenibilità del debito da parte del FMI. Durante la fase di negoziazione il sui ruolo è centrale nella definizione della leva finanziaria del debitore e dei creditori nella riduzione del debito. In fase conclusiva il Fondo ha cercato di risolvere il problema del free riding del creditore (avere benefici senza pagarne i costi) inserendo clausole contrattuali a riguardo. Le misure di bilancio seguite alla Covid-19 hanno incrementato i timori sui debiti sovrani in diversi Paesi e in questo contesto sarà necessario un maggior sforzo del FMI nell’affrontare questi problemi.

PIIE – Sovereign debt restructuring: The centrality of the IMF’s role

https://www.piie.com/publications/working-papers/sovereign-debt-restructuring-centrality-imfs-role