Il Fondo Monetario Internazionale, nell’aggiornamento di giugno, ha rivisto in modo rilevante le previsioni macroeconomiche di aprile 2020. Il PIL per il 2020 a livello globale subirà una frenata stimata in -4.9%. Al ribasso di 1.9 punti percentuali rispetto all’ultima previsione. Sulle stime pesa un impatto nel primo semestre della crisi sanitaria maggiore di quello previsto e la lentezza della ripresa nel secondo semestre che è stimata in modo più graduale di quanto anticipato. Nel 2021 le previsioni di crescita diminuiscono di 0.4 p.p. rispetto al 5.8% ipotizzato appena due mesi fa.

Alla vigilia dell’entrata in vigore del taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti a partire dal 1° luglio 2020 viene pubblicato l’annuale rapporto dell’OCSE sulla tassazione dei salari. Come gli anni precedenti, cuneo fiscale in Italia nel 2019 si conferma tra i più alti in Europa. Nel 2019 per un lavoratore single con un salario medio senza figli il cuneo fiscale (somma di IRPEF e contributi sociali) è il 48% del costo del lavoro, in aumento di 0.24 punti percentuali (p.p.) rispetto all’anno precedente. La media dei Paesi OCSE è del 36%, in diminuzione di 0.11 p.p. rispetto all’anno precedente.

La crisi sanitaria ha interrotto le catene globali di approvvigionamento proprio quando la domanda di alcuni beni e servizi era molto elevata. Le stazioni appaltanti hanno affrontato numerose difficoltà nell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, dispositivi medici, ventilatori polmonari e di altre infrastrutture tecniche e informatiche. La Commissione europea ha pubblicato una comunicazione sulle opzioni e i margini di manovra coerenti con il quadro UE in materia di appalti pubblici al fine di suggerire alle stazioni appaltanti soluzioni rapide per gestire al meglio la crisi.

L’incremento della mortalità tra marzo e aprile 2020 del 41.5%, rispetto alla media del quinquennio 2014-2019, è concentrato per l’85% in 37 provincie del Nord più Pesaro-Urbino. In alcune provincie italiane, al contrario, si è verificato una riduzione della mortalità soprattutto in alcune provincie del Centro-Sud. Focalizzando l’attenzione sulle provincie più colpite, l’eccesso di mortalità è stata tale da influenzare in modo sensibile sia la speranza di vita alla nascita. Nella provincia di Bergamo, ad esempio, a seconda degli scenari considerati la riduzione va da poco meno di 48 a poco più di 78 mesi con grave danno al patrimonio demografico.

Durante l’emergenza sanitaria alle società non finanziarie sono state concesse esenzioni fiscali, rinvii negli obblighi di comunicazione e deroghe ai requisiti del governo societario. Alle società finanziarie è stata concessa flessibilità nelle pratiche contabili e di classificazione dei prestiti. In questo contesto una nota della Banca d’Italia analizza i possibili effetti di questa opacità dei bilanci sulla stabilità finanziaria sotto due ipotesi di shock temporaneo o duraturo. La nota è stata emessa in prossimità dell’aggiornamento del Global Financial Stability Report dell’IMF previsto per la giornata odierna.

VERSO UNA RECESSIONE PROFONDA

La revisione delle stime macroeconomiche dell’IMF, in ulteriore ribasso rispetto a quelle dell’aprile scorso, smentisce chi sosteneva, ancora un mese fa, una ripresa a V nel post della crisi sanitaria. Sulle previsioni IMF, così come per quelle OCSE, pesa l’incertezza dovuta all’instabilità della situazione sanitaria internazionale. Il costo della crisi ricade principalmente sulle famiglie a basso reddito in misura tale da mettere in pericolo la riduzione della povertà estrema ottenuta negli ultimi trenta anni. I Paesi che stanno ancora lottando per tenere sotto controllo l’infezione con prolungamenti del blocco, subiranno perdite ulteriori.

Per l’Italia, che insieme alla Spagna dovrebbe registrare il calo più elevato in assoluto a livello globale, la perdita di prodotto nel 2020 è senza precedenti -12.8% (3.7 p.p. in meno rispetto ad aprile mentre per la Spagna -4.8 p.p.).

Nell’Eurozona dove la contrazione media è stimata del 10.2%, in Francia -12.5% (-5.3 p.p.), mentre in Germania -7.8% (-0.8 p.p.). Fuori dall’Unione europea, negli Stati Uniti, Paese in cui la crisi sanitaria è tutt’altro che risolta, -10% (-2.1 p.p.) mentre la Cina è tra i pochi Paesi con previsioni di crescita positive +1% (-0.2 p.p.) insieme all’Egitto (+2%).

Per quanto riguarda i saldi di finanza pubblica, per l’Italia il deficit è previsto 12.7% sul PIL mentre il debito salirà al 166% sul PIL nel 2020 e 161.9% nel 2021.

IMF – World Economic Outlook Update, June 2020

https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/06/24/WEOUpdateJune2020

RIDURRE SOLO IL CUNEO FISCALE NON È SUFFICIENTE

Il rapporto dell’OCSE sulla tassazione dei salari nel 2019 evidenzia come nel nostro Paese il cuneo fiscale sia tra i più elevati tra i Paesi analizzati. Il cuneo fiscale per un lavoratore single senza figli e con reddito medio è del 48% contro la media dei Paesi OCSE del 36%.

Valori più elevati si registrano solo in Germania (49.4%) e il Belgio (52.2%) mentre i cunei più bassi sono in Cile (7%) e in nuova Zelanda (18.8%). Nel caso di una coppia monoreddito con due figli e uno stipendio medio, l’Italia ha il cuneo più elevato con 39.2%, di due p.p. maggiore di quello della Finlandia e Svezia (37%) mentre i valori più bassi si registrano in Nuova Zelanda (3.5%) e Svizzera (9.9%).

Tra il 2018 e i 2019 il cuneo fiscale medio per i single dei Paesi OCSE è diminuito di 0.11 p.p. rispetto l’anno precedente sebbene esso sia aumentato in 19 Paesi su 36 tra cui l’Italia il cui aumento di 0.24 p.p. è interamente imputabile a un incremento della tassazione sul reddito delle persone fisiche.

Il volume contiene in chiusura un capitolo speciale dedicato all’influenza dei sistemi fiscali sulla forma di occupazione in quanto differenze fiscali tra lavoratori possono generare opportunità di arbitraggio fiscale e venir meno al principio di neutralità rispetto a tutte le forme di impiego.

La recente riduzione del cuneo fiscale introdotta dalla Legge di bilancio 2020 è un passo in avanti verso la sua riduzione ma vi sono dubbi sull’equità e sull’efficacia raggiungibile solamente con una riforma delle aliquote IRPEF.

OECD – Taxing Wages 2020

https://www.oecd-ilibrary.org/taxation/taxing-wages/volume-/issue-_047072cd-en

LE STAZIONI APPALTANTI DURANTE IL CORONAVIRUS

In seguito alle difficoltà incontrate nel reperimento di beni e servizi durante la crisi sanitaria da parte delle stazioni appaltanti, la Commissione europea ha emanato delle linee guida per velocizzare e ottimizzare le procedure pur restando nel quadro normativo.

Il codice degli appalti è sufficientemente flessibile per quanto riguarda i casi di urgenza. In questo caso è possibile ridurre i termini per velocizzare le procedure di affidamento. Inoltre, nel caso questo non sia sufficiente è possibile ricorrere a una procedura negoziata senza previa pubblicazione come dall’articolo 32 della direttiva 2014/24/UE.

Teoricamente è possibile anche l’aggiudicazione diretta nel caso il fornitore sia in grado di assicurare beni o servizi nei termini imposti dall’urgenza. Vanno infine incoraggiate le soluzioni alternative e l’interazione con il mercato. Quest’ultimo punto è di estrema importanza soprattutto quando, a causa dell’interruzione delle catene di approvvigionamento, è impossibile ottenere le forniture in tempi brevi.

L’interazione col mercato può avvenire attraverso l’attività di matchmaking ossia incontro tra domanda e offerta che può favorire soluzioni nuove ed innovative. In definiva, emergenza covid-19 a parte, le direttive europee in materia di appalti contengono già elementi di flessibilità per le stazioni appaltanti che in questo modo possono approvvigionarsi sul mercato con il miglior rapporto qualità prezzo.

Uno strumento fondamentale per il nostro Paese che nel deficit di infrastrutture e a fronte dei 220 miliardi già stanziati a tal fine, se ne riesce a portare a termine solo una piccola parte (11%) come rilevato dal monitoraggio annuale sulle infrastrutture strategiche a cura del Servizio Studi della Camera.

Comunicazione della Commissione Orientamenti della Commissione europea sull’utilizzo del quadro in materia di appalti pubblici nella situazione di emergenza connessa alla crisi della Covid-19

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52020XC0401(05)

DIMINUISCE LA SPERANZA DI VITA

La recente nota dell’ISTAT aggiorna ed integra a livello provinciale le stime preliminari del Presidente Blangiardo sull’impatto della mortalità sulla speranza di vita pubblicate alla fine di aprile. Fermo restando la probabilità di morte per singola età da 0 a 64 anni, gli scenari considerati sono tre: “ottimista”, “moderato” e “pessimista”.

Nel primo scenario si ipotizza che l’incremento di mortalità della classe di età 65+ sia nei mesi di marzo e aprile del 100% di quella effettivamente verificatasi nel bimestre marzo-aprile 2020 e a maggio del 25% per tornare alla normalità a partire da giugno. Nel secondo, a parità di andamento tra marzo e maggio, la mortalità torna a risalire a ottobre, novembre e dicembre rispettivamente del 12.5%, del 25% e del 50%. Nel terzo, negli ultimi tre mesi dell’anno la mortalità risale del 25% a ottobre e del 100% a novembre e dicembre.

La stima dei decessi nello scenario ottimista è di 46,782, in quello moderato di 64,975 e in quello pessimista di 93,564 sebbene vi siano marcate differenze territoriali. In provincia di Bergamo, ad esempio, secondo lo scenario pessimista, i decessi a fine anno ammonterebbero a 12,797 unità mentre nella provincia di Roma si avrebbe una diminuzione dei decessi stimati in 836 unità. Significativa per le provincie più colpite sia la riduzione della speranza di vita alla nascita sia per quella a 65+, una diminuzione tale da cancellare i guadagni di vita ottenuti negli ultimi 20 anni.

ISTAT – Covid-19 e scenari di mortalità: un’analisi a livello provinciale

https://www.istat.it/it/archivio/241844

COVID-19 E STABILITÀ FINANZIARIA

La comunicazione aziendale durante la crisi sanitaria è stata influenzata sia dalla paralisi dei settori produttivi sia da provvedimenti legislativi in deroga alle disposizioni vigenti. Il D.L. n. 18 del 17 marzo 2020, ad esempio, ha prorogato di 60 giorni la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio in deroga alle disposizioni del codice civile.

Una nota della Banca d’Italia analizza gli effetti nel medio termine sulla stabilità finanziaria a causa dei bilanci bancari a rischio opacità per quanto riguarda il rischio di credito. Tale rischio è dovuto a un duplice canale.

Da un lato le disposizioni a favore delle società non finanziarie, come ad esempio le modifiche alla legislazione sul fallimento, aggiungono un ulteriore elemento di opacità nella qualità dei richiedenti prestito. Dall’altro è stata concessa temporaneamente alle banche flessibilità nell’applicazione delle pratiche contabili e nella classificazione dei prestiti.

Vi posso essere tuttavia potenziali benefici associati all’aumento dell’opacità, talvolta significativi, perché possono favorire le banche nel loro ruolo di fornire credito all’economia reale durante un periodo di crisi. Questo perché non vengono incorporare nei propri modelli di rischio di credito le informazioni societarie negative. I bilanci delle banche rischiano di diventare meno reattivi al mutare delle condizioni macroeconomiche mentre, nel lungo periodo, gli effetti possono essere dannosi a livello sistemico.

Banca d’Italia – The covid-19 pandemic and the opacity of firms’ and banks’ balance sheets

https://www.bancaditalia.it/media/notizia/the-covid-19-pandemic-and-the-opacity-of-firms-and-banks-balance-sheets/